UN PERCORSO DIFFICILE: DALLA SEGNALAZIONE DELL’INSEGNANTE DI SCUOLA ALLA VALUTAZIONE DIAGNOSTICA

UN PERCORSO DIFFICILE DALLA SEGNALAZIONE DELLINSEGNANTE DI SCUOLA ALLA VALUTAZIONE DIAGNOSTICA

UN PERCORSO DIFFICILE: DALLA SEGNALAZIONE DELL’INSEGNANTE DI SCUOLA ALLA VALUTAZIONE DIAGNOSTICA

Le insegnanti hanno richiesto una valutazione specialistica delle capacità di apprendimento di tuo figlio: sostengono che lui sia indietro rispetto ai compagni, che nonostante le spiegazioni le sue difficoltà permangono; sono arrivate a ipotizzare la presenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento e hanno richiesto un accertamento.
Ti cade il mondo addosso.

Chiami amici e conoscenti, cerchi su internet: vuoi capire di cosa si tratta, se è grave, se è limitante. Le notizie che trovi da un lato ti rassicurano, di DSA non è mai morto nessun bambino, dall’altro ti confondono ancora di più.
Prendi appuntamento con uno specialista che, al primo colloquio ti chiede davvero tante cose e tu, che hai difficoltà a capire il perché di tutte quelle domande, inizi a chiedere cosa potresti aver sbagliato, come potresti aver causato problemi al tuo bambino.
Lo specialista ti spiega che no, tu non hai colpe e che tutte quelle domande sono necessarie per inquadrare il bambino e le sue problematiche e per valutare gli eventuali fattori di rischio presenti nella sua storia anamnestica.
Il primo colloquio è finito. Provi a chiedere una risposta, una diagnosi, una rassicurazione. Lui risponde che quel che è stato fatto non basta: dovrà sottoporre tuo figlio a una serie di test per poter verificare la presenza di eventuali deficit di apprendimento, definire il problema e le eventuali strategie di intervento.
La settimana successiva inizia la valutazione di primo livello con la somministrazione di tanti test: si parte con quelli che vanno a indagare le variabili generali implicate nell’apprendimento come la memoria, l’attenzione, l’intelligenza e la motivazione: prima di procedere ha bisogno di valutare, ed eventualmente quantificare, la presenza di deficit in una di queste aree. Successivamente si passa alla somministrazione quelli che valutano le competenze di apprendimento strettamente legate al contesto scolastico: lettura, scrittura e calcolo.
Sarà proprio grazie a queste prove per la valutazione delle variabili specifiche dell’apprendimento scolastico che lo specialista deciderà verso che direzione muoversi: un punteggio basso ottenuto in uno di questi test infatti lo porterà a programmare tutta una serie di altri test, perché non basta dire che ci sono problemi nelle abilità di lettura, scrittura o calcolo per diagnosticare a un bambino un disturbo specifico dell’apprendimento.
Chiedi chiarimenti: pensavi che le prove somministrate fossero sufficienti.

Ti viene spiegato che le abilità di lettura, scrittura e calcolo non sono semplici blocchi di marmo che ci sono oppure no; si tratta infatti di processi complessi che comprendono diverse “sotto abilità”, alcune delle quali strettamente connesse tra di loro, che devono essere indagate al fine di ottenere una quantificazione funzionale del disturbo; in altre parole ha bisogno di comprendere quali e in quale misura sono le componenti che risultano deficitarie nel profilo di tuo figlio.
Mentre spiega rapidamente la natura delle varie “sotto abilità” implicate nei processi dell’apprendimento scolastico ti anticipa, sottolineando la multifunzionalità di alcuni processi di base, che tuo figlio potrebbe mostrare di avere problemi in più di un’area; questa cosa si chiama comorbilità e sembra che sia molto frequente nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
Si parte quindi con un’altra serie di test, lo specialista la chiama valutazione di secondo livello: dice che serve per arrivare a una diagnosi e per, eventualmente, impostare un trattamento. Tuo figlio si diverte, lo specialista è bravo e riesce a non fargli pesare la situazione di indagine e verifica a cui è sottoposto: le prove non sono così diverse dai compiti che tuo figlio è chiamato a fare a scuola, spesso vengono effettuate al computer e tuo figlio sembra riuscire a prenderle come un gioco.
Lo specialista ha finito la sua valutazione, le ipotesi delle insegnanti vengono confermate: tuo figlio ha un disturbo specifico dell’apprendimento, anche se tu ancora non hai capito bene cosa significa.
Chiedi spiegazioni e ti vengono date moltissime informazioni: si tratta di un disturbo a base neurobiologica che impedisce a tuo figlio di apprendere come tutti gli altri bambini in uno specifico ambito didattico; è parzialmente modificabile, nel senso che tuo figlio potrà avere un margine di miglioramento, se seguito nel modo giusto, ma che dovrà imparare a convivere con questa cosa, accettandola e sfruttando i numerosi strumenti compensativi disponibili e applicabili; probabilmente avrà bisogno di un tutor che lo aiuti a casa nello svolgimento dei compiti; cambieranno alcune cose per lui all’interno della scuola, le insegnanti concederanno l’utilizzo di alcuni strumenti che lo aiuteranno nella gestione delle sue difficoltà per evitare che resti indietro rispetto agli altri o che possa sentirsi in difetto.
Grazie alle parole dello specialista hai compreso meglio il significato della diagnosi; restano comunque moltissime preoccupazioni circa gli effettivi cambiamenti che verranno.
Come lo spiegherai a tuo figlio?
Cosa prevede il trattamento?
Come potrai gestire i compiti a casa?
Come cambierà la sua vita all’interno della classe?
Questa diagnosi influenzerà la sua vita futura?

A cura della dott.ssa Federica Nobile, Psicologa


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